Ciao a tutti e benvenuti su questo post del “il Quadernino” che oggi vi propone una piccola riflessione sulla festa della donna.

Prima di tutto, si tratta di una festa internazionale indetta dall’ONU per riflettere sul ruolo della donna, per ricordare le conquiste fatte e per non dimenticare le violenze subite, per questo sarebbe più corretto chiamarla festa internazionale della donna.

Fatta questa premessa, passiamo a parlare appunto del significato di questa giornata. Come detto prima si dovrebbe riflettere sul ruolo della donna e non “festeggiare”. Abbiamo fatto grandi passi dai primi anni del ‘900, ovvero quando iniziarono le lotte femministe, e credo che questo non vada dimenticato. Basti pensare che agli inizi del novecento, gli obiettivi di vita per una ragazza erano sposarsi, badare al proprio marito e fare figli, e se qualcuna provava ad avere un minimo di aspirazione veniva subito ripresa per il suo comportamento non consono.

Credo che in questa giornata vadano ricordate le donne che ci hanno aiutare a raggiungere l’ indipendenza e che sono riuscite in un mondo di uomini. Pensando ai primi del Novecento mi viene in mente tra tutte, Marie Curie, vincitrice del premio Nobel per la fisica e la chimica, una delle prime donna a vincere il premio Nobel, nonché l’unica per due discipline diverse. Ai tempi della signora Curie, parliamo di fine Ottocento, nella Polonia Russa alle donne non era permesso studiare e quindi si trasferì a Parigi dove poté studiare e fare ricerca e fu la prima donna a insegnare alla Sorbonne.

Donne a lavoroTra le meno note, ricordiamo poi la prima ministra Aleksandra Michajlovna Kollontaj, rivoluzionaria di orientamento marxista e femminista. Lei fu una delle prime donna a ricoprire ruoli diplomatici importanti, tra cui anche ambasciatrice, e fu unica figura femminile di spicco delle rivoluzione russa, assieme a Maria Spiridonova.

Ma se oggi siamo qui, è anche per quelle donne che non ce l’hanno fatta a uscire dalle ombre dei proprio mariti. Donne che avevano una grande mente, ma sono state schiacciate da un mondo che non era pronto per loro. Parlo di una figura in particolare, che è passata quasi inosservata nella storia, ma che invece ha avuto un ruolo molto più importante di quello che le viene riconosciuto. Mi riferisco a Mileva Maric, meglio conosciuta come Mileva Einstein. La storia della prima moglie di Albert Einstein è la storia di una donna che voleva conquistare il mondo, fu infatti una delle prime donne a studiare matematica all’università di Ginevra, ma si ritrovò schiava del ruolo che la società le richiedeva, ovvero il ruolo della madre e moglie. Sono rimasta molto colpita dalla storia di Mileva, una donna così intelligente da aiutare il marito nella stesura della teoria della relatività, ma che non riuscì a difendere il suo ruolo di donna.

Se vi interessa la storia della signora Einstein vi consiglio un libro che ho adorato, chiamato appunto “la signora Einstein”. Vi lascio il link per Amazon qui.

Questa è la mia riflessione per la festa internazionale della donna, e credo che non potevo passarlo meglio, che raccontando (anche se in brevissimo) la storia di donne che hanno influito nella storia del femminismo. Spero che questa riflessione vi sia piaciuta tanto quanto è piaciuta a me scriverla e condividete questo articolo, se crediate che questa riflessione vada condivisa. Buona festa della donna a tutte!

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