Chi ha detto che si deve per forza trovare un lavoro? E se invece ce ne inventassimo uno perfetto per ognuno di noi. Ciao a tutti e bentornati su “il Quadernino” con una piccola riflessione sul cercare un posto di lavoro.

Vorrei iniziare da una citazione dal film “the social network” che racconta la storia della nascita di Facebook. Mark Zuckerberg, prima di diventare Mr. Facebook, studiava a Harvard ed è proprio qui che è nata l’idea del famoso social network. Nel film, quando i fratelli Winklevoss si presentano dal rettore per reclamare la nascita di Facebook, questi gli risponde ” gli studenti di Harvard preferiscono inventarsi un lavoro, è più facile che cercarlo.” Vorrei partire proprio da questa frase.

Se pensiamo a tutta la fatica che facciamo per creare dei curricula, per spedirli, per fare i colloqui per poi ritrovarsi magari in un lavoro monotono che non ci piace, magari la riflessione del rettore del film non è del tutto sbagliata. È davvero un concetto così astratto quello di crearsi il proprio lavoro?

LavorareSe penso alla situazione italiana in questo momento, non mi sembra una cosa poi tanto strana. Se non si trova un lavoro, perché non mettersi a tavolino, magari con un po’ di amici, e rischiarsela? Oppure prendere i propri punti di forza o la propria passiona e trasformarla in una professione? Lo so che non siamo tutti Mark Zuckerberg, ma non c’è bisogno di fare grande numeri o di avere idee così rivoluzionare per vivere bene con un’entrata dignitosa. Magari anche aprire un’attività e saperla gestire bene può portare risultati. Forse i risultati non arriveranno subito e ci vorrà veramente tanto impegno, ma alla fine ci si potrebbe trovare con un buon lavoro o una buona attività che troviamo stimolante e divertente.

Se dovessi parlare al personale, sto percorrendo anche io questo percorso e sinceramente non è facile, ma ogni giorno di fanno progressi e questo riempie di gioia. Se dovessi fare altri esempio, mi vengono i mente persone che lavorano come programmatori vendendo i loro programmi di gestione e fanno la manutenzioni di questi come lavoratori autonomi. La stessa cosa vale per un fotografo o un grafico. Senza contare che il mondo digitale ci ha aperto a infinite possibilità, soprattutto attraverso il marketing. Al giorno d’oggi se si è “una persona famosa” sul web, si può sfruttare questa fama per pubblicizzare prodotti e brand, anche di propria produzione, o magari si può semplicemente essere degli intrattenitori e creare il proprio programma tramite piattaforme come YouTube e Twitch.

Come vedete le possibilità sono ormai infinite, tutto può essere trasformato in un lavoro e tutto quello che serve è creatività, intraprendenza e un po’ di conoscenze tecniche non fanno mai male, per muoversi bene in questo mondo digitale.

Ma voi che ne pensate? Secondo voi è possibile crearsi il proprio lavoro dei sogni? Sono curiosa di leggere le vostre opinioni e di aprire una discussione con voi. Io invece vi ringrazio di essere arrivati fin qui e vi invito a condividere questo post se vi è piaciuto e a tornare su “il Quadernino” con il prossimo aggiornamento.

4 commenti

  1. Crearsi un lavoro. Sono tante belle parile. Ma per certe cose bisogna stare nell’ambiente giusto anche. Zuckerberg era in America dove l’imprenditoria è incoraggiata e sostenuta. In Italia esiste il prestito d’onore ma se stai al Sud te lo scordi ( esperienza fatta) e gli incubatori d’impresa esistono quasi solo al nord. Ok puoi metterti a fare mille cose ma se poi non hai chi le compra fallisci e ti ritrovi con debiti da pagare a vita ( esperienza fatta da amici). Quindi crearsi un lavoro esige anche di avere una base sociale da cui partire col piede giusto. A volte lo so che si sente parlare di persone che fanno cose in posti disagiati, donne che creano gioielli o che fanno borse ecc…ma poi non si chiede mai che professione fanno i mariti. Se una ha un marito che fa il banchiere può crearsi mille lavori. Ma se hai unnmarito o vivi in una famiglia di disoccupati, e senza aiuti dallo stato ( come vive la maggio parte della gente del sud) ti puoi scordare la creatività. La fame ti fa passare ogni fantasia e ti viene la depressione. Basta vedere quanta gente disoccupata in Italia non cerca più nulla ed è talmente scoraggiata che soffre di depressione. Purtroppo non tutti abbiamo le risorse interiori per risollevarci da un brutto periodo e non tutti hanno alle spalle una famiglia benestante. Progetti e idee ce ne stanno ma poi erogano soldi e se li fregano! Per chi sta senza lavoro non ci sono più neanche i cordi di formazione gratis. Qui in veneto si paga tutto o almeno gli italiani pagano tutto. Gli stranieri no.

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    1. Ciao e grazie per il tuo commento. Nessuno mette in dubbio che in Italia la situazione è difficile ma bisogna vedere anche l’altra faccia della medaglia, ovvero che sia un terreno fertile per nuovi trend che all’estero esistono e in Italia non ancora. Purtroppo se non ci si sporca le mani non si può sapere e ovviamente non tutte le idee hanno successo per una serie di motivi, ma se questo fa paura vuol dire semplicemente che non si ha una forma mentis imprenditoriale e quindi non vale nemmeno pena provarci. Poi è anche vero che si vengono a creare molte piattaforme, spesso in Italia sottovalutate, per trovare fondi senza rivolgersi a una banca come le piattaforme di Crowdfunding che, in caso la tua idea fallisca, non ti fa ritrovare così pieno di debiti. Poi ognuno ha la sua idea, a me piace pensare che se ci si impegna per realizzare un progetto che si ha in mente spesso il duro lavoro paga, e lo sto vedendo personalmente. Per concludere sulla tua riflessione, a mio parere poco felice, ti parlo da un paese straniero e non credo che “gli stranieri” non pagano tasse a differenza degli italiani, semplicemente preferiscono non dirtelo, e parlo per esperienza personale. Da italiana che vive in Germania ho avuto esperienze simili ma questa volta mi trovavo dal lato degli stranieri. Io ti ringrazio per aver letto il mio articolo e per concludere Google offre un corso gratuito sul digital Marketing che ti rilascia anche un certificato, magari ti può interessare 😉

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      1. Dunque visto cge non vivi in Italia come mai fai un discorso del genere? Io ho srudiato e lavorato all’estero anni fa (perchè in Italia ancora non esisteva il corso di studi che volevo fare io) . In Italia non ci sono riuscita e non per questione di volontà, anzi, mi son sentita dire ” sei troppo qualificata e le aziende docrebbero pagarti troppo”.
        Dunque la mia uscita ” poco felice” è data dalle mie esperienze personali in Italia e all’estero. Perchè tu non sei rimasta in Italia e non ti sei creata un lavoro?
        Il crowdfounding esiste da moltissimo tempo ma non tutte le persone sanno masticare l’inglese o scrivere un progetto in modo efficace. Se tu per prima parli dalla Germania allora scusa ma proprio non è il caso di venire a dire agli italiani ” inventatevi un lavoro”. Ci vuole coerenza nella vita.

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      2. Non credo che debba spiegare le mie scelte a nessuno, ma se proprio vuoi saperlo sto in un altro paese per imparare la lingua e quindi sto iniziando qui a “crearmi il lavoro”. Non credo si tratti di poca coerenza ma solo voglia di imparare e di conoscere realtà diverse dal cortile di casa. Per il fatto del troppo qualificata, purtroppo ci sono molti studi a riguardo ed è un problema che in Italia esiste. E poi perché non posso parlare di crearsi un lavoro dalla Germania? Io parlo di lavorare con internet e il bello di internet è che si trova ovunque, non capisco perché la posizione geografica sia tanto importante.

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