Il mondo si sta avviando verso un’era di digitalizzazione completa e questo comporta il cambiamento anche del nostro modo di acquistare. Sono pronta a scommettere che molti di voi, che state leggendo questo articolo, avete almeno un abbonamento a store digitali o fanno acquisti tramite questi. E mi riferisco anche a Amazon Video, dove si possono comprare film e serie, o anche servizi come Steam, dove si comprano videogiochi in versione digitale. Ciao a tutti e bentornati su “il Quadernino” che si pone un interrogativo, possediamo davvero i prodotti che compriamo tramite questi servizi?

Come le piattaforme streaming funzionano

Qualche giorno fa, Adobe ha inviato agli utenti di vecchie versioni “comprate” del loro prodotto una mail, dicendo che questi non erano più autorizzati a usare queste versioni e dovevano abbonarsi ai servizi della piattaforma per poter utilizzare i servizi aggiornati alle nuove versioni. Per chi non lo sapesse, mentre qualche anno fa era possibile acquistare i software della casa Adobe, come Photoshop e Indesign, e di fatto si possedeva un CD di installazione e si poteva utilizzare il software tranquillamente. Al giorno d’oggi non é più così. Infatti la casa produttrice del famoso Photoshop ha iniziato un paio di anni fa ad offrire un abbonamento mensile o annuale che permette di utilizzare tutti i software del pacchetto Adobe, ma di fatto questi non si possiedono, si affittano.

L’affitto comporta che dietro un pagamento si riceve “il permesso” di utilizzare il software, il videogioco o il video per cui si é pagato, ma come detto primo non lo possediamo. Questi significa inoltre che il nostro acquisto é soggetto agli umori della piattaforma streaming che ne possiede i diritti, che può decidere in qualunque momento di ritirare la disponibilità di un prodotto. Ma se penso al caso Steam, che tratta di videogiochi, c’é da ammettere che il fatto di poter scaricare legalmente un gioco a un prezzo più basso ha aiutato nella lotta contro la pirateria, che dalla nascita di Steam ha avuto un forte calo. Lo stesso discorso si può fare parlando di Netflix. Ma se andiamo ancora più indietro nel tempo, l’inizio di tutto é stato iTunes, che permetteva di scaricare canzoni facilmente e pagando solo 0,99$. Per meno di un dollaro si poteva scaricare la nostra canzone preferita, invece di andare in un negozio e comprare un CD fisico che iniziavano ad avere dei prezzi esorbitanti.

Possiamo dire che quello che ha permesso a queste piattaforme streaming di affermarsi é il prezzo conveniente e la facilità di utilizzo e fino a poco tempo fa nessuno si era posto il problema sul possesso effettivo di ciò che paghiamo, e io stessa, visto i vantaggi, non mi ero mai posta questa domanda. Se devo parlare dal punto di vista personale, utilizzo molti di questi servizi, anche ad abbonamento, ma se penso alla mia passione per i libri, in quel caso preferisco ancora comprare una copia cartacea, così come quando aspetto un videogioco e anche qui, spesso preferisco comprare un copia fisica (o meglio una Collection Edition).

Ma voi cosa ne pensate? Utilizzate questi servizi o siete ancora legati alle copie fisiche? Vedete questo problema sul possesso effettivo del prodotto? Fatemi sapere che ne pensate nella sezione commenti e vi invito al prossimo aggiornamento de “il Quadernino”.

 

 

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