Al giorno d’oggi abbiamo la possibilità di pagare poggiando uno Smart Watch sulla cassa, senza dover star a cercare monete o banconote. Io la trovo una cosa fantastica eppure perché in Italia non riusciamo a farlo diventare “normale”. Ciao a tutti e bentornati su “Il Quadernino” con una piccola riflessione sul denaro contante e i pagamenti digitali.

Addio al denaro contante

Perché parlate di ciò? Lavorando su internet ricevo i miei pagamenti spesso e volentieri tramite PayPal, quindi in modo digitale e mi piacerebbe tanto che il mio denaro restasse tale. Perché se vado dal panettiere devo pagare con denaro contante, costringendomi a cercare prima un bancomat e poi a mantenere nel portafogli un resto, sempre in denaro contante, spesso composto da quei centesimi che danno più fastidio che altro? Mi sono trovata a fare una riflessione del genere perché la settimana scorsa è successa una cosa che mi ha piacevolmente sorpresa.

Nel mio nuovo team di lavoro, composto per la maggior parte da persone giovane, al di sotto dei 30 anni o poco più grandi, dovevamo comprare un regalo di compleanno per una collega. Niente di così particolare. Un’altra collega si offre volontaria per comprare il regalo e, una volta comprato, ci avverte via whatsapp del costo e a quanto ammonta la cifra da pagare per ognuno. Poco dopo però aggiunge “chi vuole può anche inviarmi tranquillamente un pagamento via PayPal“. Stiamo parlando di 1,60€, una cifra irrisoria, ma per via di quella cifra io, che utilizzo ben volentieri i pagamenti elettronici, avrei dovuto ritirare minimo 10€ e spenderli da qualche parte per avere la somma necessaria in spiccioli da dare poi alla mia collega. Ecco perché sono stata ben felice di poter pagare tramite PayPal.

Questo piccolo “evento” della vita quotidiana mi ha fatto riflettere. Perché in Italia si è così contrari ai pagamenti elettronici? Ogni volta che arriva un governo che vuole spingere su questo tipo di pagamento viene puntualmente aggredito, e questa è una cosa che semplicemente non capisco. Probabilmente non si vuole che la banca sappia come spendiamo i soldi, ma anche in questo caso, perché alla banca dovrebbe importare se compriamo della biancheria o videogiochi? (sono i primi esempi che mi sono venuti in mente)

Fatemi sapere la vostra opinione, sopratutto se non la vedete come me, dato che la discussione aiuta a crescere. Io vi ringrazio per aver letto fin qui e vi invito al prossimo aggiornamento de “Il Quadernino”.

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