Ecco il fatto: l’università eCampus ha deciso di aprire un corso dedicato ai social media e lo ha impropriamente chiamato “corso per influencer“. Ma perché sono tutti indignati? Ciao a tutti e bentornati su “Il Quadernino” con la propria idea sul corso per influencer che sta facendo discutere.

Università per influencer

Viviamo in una società che a mio avviso è paradossale, mia nonna utilizza Facebook, anche se in modo inconsapevole, e i ragazzi della mia età credono che i social media siano per gente senza cervello, pur usandoli. Sembra che ci sia un rifiuto di ammettere che ormai queste piattaforme, i cattivi social media, siano parte della società e della vita moderna e ne condizionano molti aspetti. Basti pensare alle aziende che comunicano importanti informazioni tramite Twitter, le campagne elettorali su Facebook e non per ultimo, l’attuale Presidente degli Stati Uniti che sembra pensare che quello che scrive su Twitter sia legge.

Allora perché non portare tutte queste cose in un corso di studi? Perché non creare esperti del settore? Perché dovrebbe essere una vergogna voler diventare influencer? Credo che la risposta più ovvia sia “l’influencer non è un vero lavoro”. Le persone che dicono ciò, probabilmente, conoscono solo la Ferragni e non hanno mai provato a creare contenuti di qualità costantemente. Non hanno idea di quello che si nasconde dietro. Lo studio dei trend, il fotoediting, anche solo la messa in pratica di un’idea. Infatti una delle cose che mi ha colpito di questo nuovo percorso di studi è appunto la quantità di materie che si vanno ad approfondire: diritto privato, sociologia e comunicazione sono solo alcune.

Io personalmente credo che sia ora di mettersi al passo con il mondo e dare un po’ di riconoscimento a ragazze e ragazzi che si impegnano (perché senza impegno non diventi nessuno), si mettono in gioco e creano il loro business basato sulla loro immagine. Perché dovrebbe esserci qualcosa di male in ciò? Dobbiamo lasciarsi alle spalle l’idea che l’influencer sia una ragazzina che si fa delle foto seminuda avanti a uno specchio e renderci conto che ci sono persone che condividono qualcosa sui social media, qualunque cosa, e sono talmente bravi che ne hanno fatto un lavoro.

Se devo essere sincera, credo che questi ragionamenti bigotti siano anche frutto di invidia, dato che come dicevo prima, non si va ad approfondire sul lavoro dell’influecer, ma se ne vedono solo i risultati.

Questo è quello che io personalmente penso su questo argomento, ma ovviamente sono interessata anche alle vostre opinioni e se volete potete condividerle nella sezione commenti qui sotto. Io vi ringrazio per aver letto fin qui e vi invito al prossimo aggiornamento de “Il Quadernino”.

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