Sono un’appassionata di videogiochi e con l’età (lo so ho solo 25 anni, ma videogioco da quando ne ho 4) ho imparato ad apprezzare soprattutto videogiochi che presentano una trama interessante ed avvincente. Ciao a tutti e bentornati su “Il Quadernino” con un argomento apparentemente in solito, ma che in realtà mostra come i tempi stiano cambiando.

Come dicevo adoro i videogiochi “di trama” e questo significa che di solito gioco per circa una ventina di ore a un titolo in solitaria e, finita la trama, posso dedicarmi ad altro. Ultimamente ho molto apprezzato videogiochi come Detroit:become human e Horizon Zero Dawn, senza tralasciare il conosciutissimo God of War, e quindi ho deciso di dedicare la mia attenzione all’ultimo titolo di cui tutti parlano Death Stranding. Questa non è una recensione e quindi tralascio aspetti tecnici (come un comparto grafico che fa un salto di qualità eccezionale) o il gameplay (che per quanto un po’ noiosetto non ti fa lasciare il controller) ma mi voglio concentrare su l’aspetto “social” del gioco. Si gioca con altri giocatori ma anche no. Come dicevo prima, di solito i videogiochi incentrati sulla trama non sono multiplayer, anche Red Dead Redemption II ha la storia in solitario e poi una sezione multiplayer, Death Stranding invece è diverso, si collabora con altri giocatori, ma in realtà non giochi proprio con loro e l’utilità di un giocatore può essere valutata dagli altri con un sistema di “mi piace”, un po’ come Facebook. Funziona così: se costruisci un ponte che per gli altri risulta utile, questi ti possono ricompensare con dei “mi piace”, anche perché non incontri mai, in gioco, gli altri player.

Un sistema nuovo e interessante che mostra come cerchiamo sempre di essere connessi con gli altri, non ci stacchiamo mai dalla rete globale, nemmeno per passare una serata avanti alla PlayStation. Death Stranding ci dimostra come la società si sta evolvendo tecnologicamente per rimanere sempre connessi gli uni con gli altri. L’interconnessione tra gli individui è un tema sempre più rilevante nella nostra società e che porta con se aspetti positivi, nel caso di Death Stranding la condivisione di infrastrutture mentre per noi si traduce in condivisione di informazioni, ma anche negativi, ovvero la sparizione di una vera e propria sfera privata. Siamo abituati a condividere tutto sui social, gioie & dolori, ma cosa resta per noi stessi?

Voi cosa ne pensate? Vi piacerebbe avere una connessione h24 con il mondo o preferite avere i vostri momenti di solitudine lontano da tutto e tutti? E nel caso abbiate anche provato Death Stranding fatemi sapere cosa ne pensate nella sezione commenti qui sotto; io vi invito al prossimo aggiornamento de “Il Quadernino”.

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