È ormai una settimana che non si parla d’altro, tutte le reti, tutte le trasmissioni, tutti i canali YouTube ne parlano e quindi non potevano non parlarne anche qui. Ciao a tutti e bentornati su “il Quadernino” con il coronavirus e il suo aspetto economico.

Come dicevo prima, è da una settimana che non si parla d’altro, ma il coronavirus non è solo un virus dannoso per la salute, ma è nocivo soprattutto per l’economia. Infatti mentre tutti gli esperti, di cui non faccio parte quindi riporto solo quello che scrivono le persone competente, rassicurano che non è un virus tra i più pericolosi e che nonostante se ne parli molto il rischio di contagio è molto basso, solo poche persone si concentrano sulla vera “tragedia” che il coronavirus porta, ovvero l’arresto del PIL cinese.

Come molti sanno, la Cina è ormai una potenza mondiale che cresce con un PIL di quasi il 6% annuo (altro che 0,2% italiano) e che si trova al centro del boom tecnologico e industriale. Per una serie di fattori, molte aziende mondiali producono i loro prodotti in Cina e questo ha permesso al paese di svilupparsi. Ma perché il coronavirus è quindi così dannoso per l’economia cinese e non solo? Come misure di sicurezza per prevenire il contagio, lo stato cinese ha chiesto l’allungamento delle vacanze per il capodanno cinese e questo significa fabbriche e aziende chiuse. Si parla che le fabbriche possano riprendere la normale attività tra circa una settimana. Questo ovviamente significa meno produttività, meno introiti e quindi una frenata all’economia.

Ma non è finita qui. I mercati internazionali si basano sulla fiducia, questo significa che quando un mercato sembra traballante o ha qualche difficoltà, alcun investitori potrebbero decidere di non voler più investire in quel paese, togliendoli finanziamenti: in parole povere o decidono di non comprare i titoli di stato del paese in questione oppure richiedono il pagamento di quelli che hanno già nel portafoglio. In entrambi i casi questo significa meno liquidità per lo stato colpito dalla mancanza di fiducia. A complicare il caso cinese c’è inoltre la quantità di titoli di stato americani che questo possiede e che potrebbe voler riscattare per rimediare alla mancanza di liquidità causata dalla mancata fiducia dei mercati;questo avvierebbe una reazione a catena sul mercato americano che non sto qui a spiegarvi perché si entrerebbe troppo nello specifico, però basti sapere che comprometterebbe in questo modo anche le borse americane.

I danni del coronavirus sull’economia cinese si potrebbero far vedere anche sotto altre forme e per tutte le aziende che producono i prodotti in Cina. Pensate infatti ad aziende come Apple e IKEA che hanno i loro stabilimenti di produzione in Cina. Se per via del coronavirus le fabbriche, e quindi anche i loro stabilimenti, rimangono chiuse facciamo per almeno un’altra settimana, questo significa che non verrano prodotti altre merci e che quindi le aziende, cinesi e non, non faranno utili sui quei prodotti che normalmente sarebbero stati prodotti e venduti. Un mancato guadagno che quindi va a colpire l’economia mondiale, dato che la Cina è appunto l’epicentro dell’economia odierna. Un bel casino, eh?!

Stando a questi dati, il coronavirus è molto più pericoloso per l’economia che per la salute umana, e i suoi effetti non si fanno attende: basti pensare che questa settimana, dopo la riapertura della borsa cinese dopo le feste del capodanno, la Cina ha già bruciato miliardi in punti di borsa persi.

Ma voi cosa ne pensate? Avete paura del nuovo coronavirus, o siete, come me, più ottimisti per quanto riguarda la questione della salute? E invece per quanto riguarda la situazione economica? Fatemi sapere cosa ne pensate nella sezione commenti qui sotto e io vi invito al prossimo aggiornamento de “il Quadernino”

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