Quando si è alle prime armi in una professione, per farsi conoscere, spesso si fanno sconti o “promozioni” sui prezzi; ma come funziona quando invece di lavora gratis? Ciao a tutti e bentornati su “il Quadernino” che vi racconta dell’esperienza del lavorare senza essere pagati.

lavorare senza essere pagati

Abbiamo parlato, anche su questo blog, di come spesso sia difficile emergere come freelance e di quali difficoltà si affrontano per farsi conoscere e per acquisire nuovi clienti, ma non abbiamo mai parlato di collaborazioni gratuite o di veri e propri incari non pagati; ma è davvero una cosa giusta?

Al momento mi sto concentrando personalmente sulla mia carriera da copywriter e come ho raccontato in questo articolo è difficile emergere come scrittore di contenuti. Ed è proprio per allargare il mio curriculum da copywriter, che per ora si limita alla scrittura di descrizioni prettamente per Amazon, che ho deciso di prendere un incarico non retribuito; in pratica di lavorare senza essere pagata.

Ma è giusto non essere pagati per lavorare? Solitamente direi di no, il proprio lavoro e soprattutto il proprio tempo sono davvero delle cose di valore, che vanno pagate il giusto, ma data la natura del lavoro in questo caso ho deciso di fare un’eccezione. A differenza di collaborazioni con altri blog, in cui si viene ripagati con visibilità invece di denaro, in questo caso ho deciso di dedicarmi ad un progetto di scrittura che ha davvero come unico “ricavo” la possibilità di scrivere “esperienza di copywriter” sul curriculum. C’è anche da tenere conto che sono un’amante della scrittura e che in generale mi piace scrivere, e quindi ovviamente svolgo questo incarico da articolista non retribuito molto più volentieri.

Quindi ci sono delle eccezioni per cui lavorare senza essere pagati va bene? Assolutamente si! Ovviamente ogni caso va analizzato in singolo e si può dire che anche in questo caso comunque ottengo qualcosa in cambio; forse non è paragonabile al lavoro svolto, ma comunque ottengo qualcosa in cambio. Per ogni proposta del genere vanno esaminati pro & contro e se siete davvero sicuri che i pro siano superiori i contro, allora il mio consiglio è quello di buttarvi. Se poi dopo un po’ cambiate idea, potete sempre tirarvi indietro: in fondo non siete pagati.

Volevo raccontare questa mia piccola esperienza personale per aprire magari una discussione sul lavorare senza essere pagati, dell’impiegare il proprio tempo solo perché si ha voglia di farlo e credo che sia questo il punto chiave: la voglia, il desiderio di partecipare a qualcosa anche se non si ha un ritorno in denaro.

Ma voi cosa ne pensate? È giusto raccogliere qualche esperienza non pagata se è qualcosa che veramente ci piace e di cui siamo appassionati? So anche che il mio caso è particolare perché parliamo di un ambito in cui la concorrenza è spietata e avere a curriculum qualche esperienza in più fa la differenza, ma mi piacerebbe comunque sapere che ne pensate. Lasciate un commento qui sotto, se vi va, e io vi invito al prossimo aggiornamento de “il Quadernino”.

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