Continuiamo con una serie di opinioni che potrebbero essere definite pericolose e parliamo di multinazionali. Ci si scaglia sempre sul fatto che queste paghino poche tasse e quindi non contribuiscono alla società, ma è davvero così? Ciao a tutti e bentornati su “ilQuadernino” con una delle mie opinioni che più spesso mi trovo a dover argomentare, ovvero: le multinazionali sono davvero così “cattive”?

Quante volte abbiamo sentito “eh, ma Amazon guadagna miliardi, perché non paga più tasse?”, e ogni volta la mia parte razionale vorrebbe esplodere in uno sfogo di rabbia e dire “ma cosa ne sai di tasse e multinazionali per dire queste sciocchezze?”. Nemmeno io sono un’esperta, ma nel caso specifico di Amazon c’è da dire che la maggior parte degli utili derivano dalla quotazione in borsa, mentre quasi tutti gli utili derivanti dal business vengono reinvestiti in ricerca. Se vi piace farvi mandare i vostri ordini in un paio d’ore, dovete ringraziare che Amazon investe così tanto in ricerca; ma sto divagando. Torniamo al punto, ovvero le multinazionali pagano poche tasse e non contribuiscono per questo alla società.

Multinazionali cattive

E qui arriva la prima domanda: si può partecipare allo sviluppo della società solo tramite le tasse? Assolutamente no! Torniamo all’esempio di Amazon. Quando viene aperto un nuovo centro logistico potete star certi di una cosa…in quella città si verranno a creare migliaia di posti di lavoro. Questo è un primo aspetto da considerare, ovvero la possibilità per le multinazionali di creare nuovi posti di lavoro. Nei vari stati americani, spesso si litigano il nuovo centro logistico Amazon perché questo significa appunto che in quello stato si verranno a creare dall’oggi al domani moltissimi posti di lavoro e molti non sono nemmeno collegati ad Amazon in sé, basti pensare infatti alle ditte di spedizioni nei dintorni che avranno sicuramente un guadagno da ciò; come potete vedere, le tasse non sono l’unico modo per apportare valore in una società. Sinceramente preferirei migliaia di persone che lavorano alle tasse sugli utili su Amazon.

Ma questo non vale solo per Amazon: RCA, Starbucks, Samsung, e tutte le altre multinazionali hanno sempre bisogno di lavoratori, con varie competenze, e se dovesse pagare troppe tasse potrebbe rinunciare a investire, non solo in struttura fisiche, ma anche in tecnologica. E qui arriviamo al secondo punto: quando una multinazionale apre una filiale, una fabbrica o uno stabilimento, ne beneficia tutto il territorio che li circonda. Pensiamo a Apple che apre un centro di ricerca e sviluppo; per fare ciò avrà bisogno di lavoratori qualificati e magari l’università più vicina potrebbe approfittare dei finanziamenti diretti di Apple che vuole che formi i suoi prossimi dipendenti. Bella questa possibilità, vero? Ed è proprio così che funziona in America. Spesso le università vengono finanziate in modo che possano creare i lavoratori specializzati di cui hanno bisogno.

Anche le infrastrutture possono beneficiare della presenza delle multinazionali. Un centro logistico Amazon, Samsung o RCA ha bisogno di strade e infrastrutture funzionanti per spedire e ricevere merci, e spesso (sempre in America) le multinazionali hanno degli sgravi fiscali nel caso si occupino personalmente di aggiustare e mantenere strade e autostrade. Sarebbe davvero una soluzione così terribile? Senza contare che si può guadagnare direttamente tramite una multinazionale senza lavorarci; basta investire. Tutti possono investire, anche ora, chiunque può prendere i suoi risparmi e investirli in aziende, partecipando così al loro successo. Se volete saperne di più su come investire, qui ho parlato della piattaforma di trading eToro, che potrebbe tornarvi utile per fare ciò.

Settimana debunking

E un ultimo punto, ma non meno importante anzi, l’immagine e l’impronta che queste aziende lasciano nella società. Penso sempre a come Tesla ha rivoluzionato il mondo dell’auto e da qualche anno anche le più grandi aziende automobilistiche si stanno accodando al filone dell’elettrico. Oppure Barilla, di come ultimamente abbia deciso di eliminare completamente la plastica dalle proprie confezioni; o ancora di come Amazon si sia decisa a creare centri logistici a emissioni zero. Le multinazionali non devono essere per forza la centrale nucleare del Signor Burns, ma possono essere anche dei modelli che spianano la strada ai trend positivi.

Questo è tutto quello che avevo da dire sulle multinazionali e di come queste non “rubino” pagando poche tasse, anzi con la loro influenza i benefici possono essere migliori del solo buttare denaro nelle casse statali. L’ecosistema che si crea attorno a queste grandi aziende, può rivelarsi molto più utile del semplice flusso di denaro. Ma voi cosa ne pensate? Credete che queste aziende vadano fermate e tassate a tutti i costi o ci sono delle zone grigie? Fatemi sapere la vostra nei commenti qui sotto e io vi invito al prossimo aggiornamento de “il Quadernino”.

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